Cinque anni in sella e dietro l’obiettivo con Raida Come Mangi

La prima volta che conobbi Jack era il 2009, all’epoca lavoravo in un negozio di bici e fu un amico in comune a presentarci. O almeno ci provò ma il cliente che stavo servendo continuava a farmi domande per acquistare una “MTB da competizione sotto i 200 euro” e dopo un po’ anche la pazienza di Jack finì e mi salutò con un cenno della serie “magari ci riproviamo un’altra volta”. La prima volta che l’ho fotografato era in sella ad una BMX verde con i pedali, rigorosamente in tinta con la T-Shirt, rossi.

Fabio invece lo conobbi nel 2013 a Biella al corso maestri FCI, era l’inflessibile istruttore che giudicava i miei pedali a sgancio e la mia quasi totale incapacità di fare un bunny hop. Indossava il cappellino da baseball con al visiera più piatta che avessi mai visto e pedalava una stilosissima full tutta bianca. Di quel week end mi ricordo molto vividamente anche il tiramisù alla birra del ristorante Menabrea di Biella.

Ovviamente all’epoca ero del tutto ignaro che una decina di anni dopo saremmo finiti tutti a tre a condividere numerose stanze di hotel in mezza Italia lavorando gomito a gomito in decine di eventi, sotto il sole e sotto la pioggia, nella polvere e nel fango, in mezzo alle montagne ed in riva al mare.

I numeri di questi 5 anni

  • 28 eventi
  • 100 giorni
  • ω ore in furgone (soprattutto tornando da Gemona del Friuli con il carrello)
  • 70.000 immagini
  • 1,5 TB di archivio (che in RAID pesano 3)
  • 3 corpi macchina (la tecnologia invecchia in fretta)
  • 7 ottiche (di cui una si è smontata per le vibrazioni)
  • n aperitivi (d’altronde è Raida come MANGI).
  • n² birre (le patatine mettono sete)
  • 1 radiografia (era tutto a po(l)sto)
  • 3 cicatrici
  • 1 cerchio posteriore (massimo due)
  • 1 camera d’aria (poi siamo passati ai tubeless)
  • una manciata di pastiglie freno (grazie Formula)
  • parecchie gomme (grazie Maxxis)
Non mi stancherò mai di dirlo: gli alberghi sottovalutano sempre il valore di un tavolo in stanza.

La maggior parte del lavoro di un fotografo è, purtroppo, davanti ad un monitor a selezionare, post produrre, catalogare ed infine esportare le immagini che ha velocemente scattato poche ore prima. Un aspetto positivo da non sottovalutare però è che nel caso della fotografia sportiva e della MTB in particolare è che spesso per spostarsi da una location ad un’altra ci si deve spostare in fretta ed il mezzo migliore per farlo è lo stesso dei soggetti che si vuole ritrarre.

Capita, di rado, che finisca dall’altro lato della macchina fotografica e che possa quindi avere delle prove che, nonostante la bici elettrica ed il pesante zaino con l’attrezzatura foto, riesca timidamente a staccare le ruote da terra. 

In senso orario: Livigno (© Teo Trabucchi), Sauze d’Oulx (© Peter Honda), Livigno (© dirtybikesphoto),
24h Finale (© Sportograf), Sauze d’Oulx (© Alessandro Musi).

Non è possibile collegare i punti guardando avanti; puoi collegarli solo guardando indietro. Quindi devi fidarti che i punti si collegheranno in qualche modo nel tuo futuro. Devi fidarti di qualcosa: il tuo cuore, il tuo destino, la tua vita, il tuo karma, qualunque cosa. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto la differenza nella mia vita.

Steve Jobs

5 anni di immagini in una gallery

A MTB rider blows up some dirt in a steep line between rocks and trees A MTB rider blows up some dirt in a steep line between rocks and trees
A MTB instructor jumps on the trails of Dolomiti Paganella Bike Park during a training camp A MTB instructor jumps on the trails of Dolomiti Paganella Bike Park during a training camp

La maggior parte delle foto che realizzo quando lavoro con RCM sono action ma c’è molto altro nel rullino (immagine figurata) perché seppur vero che si trascorre molto tempo in sella alla bici è altrettanto vero che durante un corso di più giorni succedono molte altre cose. Ad esempio una volta si è arrugginita una catena, per non parlare di quella volta che un coleottero ha attraversato il sentiero.

IMBA Italia & Raida Come Mangi

Con RCM condividiamo una visione della MTB che va oltre il solo andare in bici, un esempio è la bella chiaccherata su IMBA (International Mountain Bicycling Association), sui sentieri e sulla loro manutenzione che abbiamo fatto all’interno della rubrica “Giù il casco” che potete ascoltare in Podcast su Spotify.

Podcast registrato con RCM in qualità di vice-presidente IMBA Italia

Ah, quasi dimenticavo, da quest’anno sono entrato a far parte dei tutor RCM, mi auguro vivamente che alla fine della quarantena saprò ancora andare in bici senza i rulli…

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